La Cicala Parlante – Atti di Fiducia

ATTI DI FIDUCIA

Oggi vorrei parlare di due donne completamente diverse eppure uguali.
La prima Rachel Carson nata nel 1907 in una fattoria della Pennsylvania ma con il mare dentro, tanto che quando dovette, dopo la morte prematura del padre, interrompere gli studi di zoologia e fauna marina per prendersi cura della sua famiglia, riuscì comunque a leggere cosi tanti libri sull’argomento che venne chiamata in una piccola stazione radiofonica per tenere una rubrica sui misteri del fondo del mare.
La rubrica le diede notorietà e fu chiamata da un giornale a Baltimora .
Ma la sua trovata tranquillità finanziaria finì presto perché, morta la sorella, accudì le sue due figlie lavorando indefessamente, nel “Dipartimento della pesca”.
Ma non dimenticava il mare.
Scrisse un primo libro “Under the sea-wild” che affrontava temi fondamentali della scienza per occuparsi della flora e della fauna marina.
Ma non fu presa in considerazione in quanto donna e non scienziata.
Il secondo libro “The sea around” fu rifiutato da 15 editori contattati, ma poi fu stampato e divenne un best seller e ritornò la tranquillità finanziaria e lei riuscì a comprarsi un cottage nel Maine in riva al mare per darsi completamente alla scrittura, con le figlie della sorella e un figlio adottivo.
Seguirono vari libri tutti intorno mare, più o meno apprezzati, fino all’ultimo “Silent Spring” .
Il libro spiegava dettagliatamente quanto il DDT, spray chimico allora usato per proteggere l’agricoltura, gli orti e qualunque fonte di cibo, fosse in realtà nocivo per flora, uccelli, pesci, esseri umani, libro che suscitò una campagna denigratoria di “persona contro il progresso” da parte degli industriali che producevano il DDT.
Dal 58 al 63 di querela in querela la sua vita fu quasi distrutta, ma finalmente nel 63 la Commissione istituita appositamente dal presidente Kennedy assolse il libro accertandone la verità e il libro fu tradotto in 24 lingue e furono introdotte soluzioni alternative al posto di quelle chimiche e lei fu proclamata “donna dell’anno”.
Non riuscì però a vedere la definitiva messa a bando del DDT nel 72, poiché chiuse gli occhi nel 64 per un tumore, l’amica dell’ambientalismo se ne era andata per un male ancora incurabile .
La seconda donna, vivente, Samantha Cristoforetti, la prima donna ad essere andata in orbita ora è ripartita per ben cinque mesi nello spazio come capo di una equipe di astronauti.
Sorvolo, è il caso di dirlo, sulle sue lauree e diplomi e approfondimenti della materia: li stanno elencando già tutti i giornali e “chapeau”.
Vorrei invece soffermarmi sulla diatriba che ne è nata, in quanto donna e madre di due bimbi.
Da una parte l’urlo delle “madri/biscotto”: abbandona due bambini e poi chi sa se torna.
Dall’altra l’urlo delle “femministe” (probabilmente senza figli questo si aggiunge sempre) : evviva una donna che osa l’inosabile.
Alla partenza di un uomo per lo spazio tutto ciò non era mai successo.
Ora, vorrei guardare questo momento da un’altra angolazione.
Partendo dal dato di fatto che ogni madre, qualunque lavoro faccia, prova pena per il distacco e senso di colpa, ma resiste, perché non può fare altro e anche se potesse resiste, perché sa che ne va della sua vita e indipendenza e ricade a ruota sul benessere dei figli e poi fa i salti a quattro per essere super presente quando è a casa mica riposarsi sul divano, potete respirare adesso, qualunque madre se fa un lavoro che ama è meglio per tutti.
Per lei, per i figli e per il marito. Fin qui ci siamo.
Ma quello che fa oggi questa astronauta è di più, è l’esempio che dà ai suoi figli, prima di chiunque altro, l’esempio non solo di donna ma di madre, amorevole senza infrangere le proprie aspirazioni.
Se hai figli dobbiamo dare radici e ali, eccole qui.
Non più mamma solo insegnante o segretaria o magari, oggi, anche pompiere, ma mamma astronauta .
L’impensabile, reso ancora più grande e di esempio con un compagno, un padre che condivide, appoggia e si occupa dei figli nel frattempo, quindi reciproca attesa del bene famigliare. Capacità di delegare. Atto di fiducia.
Due donne che in modi diversi hanno saputo seguire il loro cuore e dare esempio di tenacia e fiducia, facendo bene a se stesse e al mondo. Perché se segui il tuo cuore non puoi che fare cose buone.
La prima non ha potuto vedere il finale delle sue fatiche ma le sue scoperte lavorano per noi, la seconda, comunque vada, ha già fatto abbastanza per le nuove generazioni, entrambe hanno fatto la differenza in questo mondo, e se ne parla nel momento in cui è passata la legge dell’attribuzione ai nuovi nati del cognome di entrambi i genitori.
Negli anni 50/60, era solo ieri, le bambine che sognavano l’indipendenza, volevano essere uomini, perché erano i padri che andavano per il mondo e portavano a casa i racconti di avventure.
Un passo dopo l’altro.
Un atto di fiducia dopo l’altro: uomini e donne riusciranno a diventare complici non solo nel sesso.