La Cicala Parlante – Verba Volant Scripta Manent

La Cicala Parlante

VERBA VOLANT SCRIPTA MANENT

Nei film gialli o di spionaggio, il detective di turno per scoprire la vita di un sospettato o capire dove poterlo seguire sovente va a ravanare nella spazzatura perché quello che ci trova dà un mucchio di informazioni utili.
Senza insozzarmi mani a e naso in un recente viaggio vicino a Recanati mi sono imbattuta nello “Zibaldone” di   che mi ha molto divertita.
Trovare le liste della spesa o gli appunti di personaggi noti e immaginati su un piedistallo ma anche quelli di un amico o meglio ancora di qualcuno che non ti piace tanto provoca brividi di gioia.
Molto meglio del gossip dei giornali.
Diventa un filo invisibile che ci unisce a chi vive come noi o a chi ci ha preceduto. Ogni parola scritta diventa custode di ricordo e piccole storie domestiche. La psicologia cognitiva suggerisce che gli oggetti familiari, proprio come le liste della spesa, fungono da ancore mnemoniche evocando emozioni e ricordi legati alle esperienze condivise. Così mentre leggevo che Leopardi ordinava pennini e inchiostro come me alle elementari mi sovvenivo della mia adorata maestra Amalia Bellori Bellorini e di alcune compagne e qualche aneddoto della mia scuola legato alla mia vita ma anche di quando più avanti studiavo il poeta nell’ora di italiano.
E quando al supermercato trovo una lista della spesa nel carrello vuoto che afferro non posso fare a meno di leggerla e provare a pensare alla vita di quella persona. Anche quando trovo in qualche libro imprestato o di seconda mano un appunto fatto da un lettore precedente o da un parente o amico.
Lo stesso succede se in casa di un amico dell’amico trovo un oggetto simile a un altro che era in casa dei miei genitori. Mi sono dunque presa la briga di scrutare lungo questa strada e ho scoperto fatti interessanti. Leopardi oltre ai pennini cercava cappelli, biancheria e scarpe e poi cioccolata, caffè, tabacco e medicine per i dolori o per la vista, già dice tante cose il tutto in mezzo a parole, osservazioni linguistiche e idee. Latte, pane, carbone, non mangiare troppo, vivere felice, lavorare, Frank Kafka era ossessionato dalle liste in cui si dava degli stimoli mescolati al pane. Nei diari di Virginia Woolf compaiono spesso liste di vestiti da lavare e pane da comperare insieme alla carne, non solo tormenti dell’anima ma anche fame di pancia.
Ernest Hemingway ogni giorno nella lista della spesa aggiungeva armi, oggetti per la pesca e idee di viaggi. Sylvia Plath faceva liste di automiglioramento, programmi giornalieri rigidissimi studiati come documenti letterari.
Italo Calvino scriveva liste della spesa divise per i giorni della settimana scritte in movimento tanto da sembrare note musicali.
Umberto Eco ha scritto “Vertigine della lista”, una storia culturale degli elenchi, cataloghi, inventari, enciclopedie, accumuli, nei suoi quaderni compaiono liste ossessive di fonti e personaggi. Sosteneva che la lista serve a combattere l‘infinito attraverso l’accumulo.
Ne “Il nome della Rosa” c’è una lista infinita travestita da romanzo.
In realtà l’odierna psicanalisi sostiene che fare liste della spesa o altro servono a darci equilibrio, a gettare via pesi, fare ordine in giro e nelle cose farebbe ordine anche nella nostra testa.
La lista di Gabriele D’annunzio? La immaginate già. Abiti, profumi, oggetti di scena, arredi, dolci e vini. Sono conservati al Vittoriale e sembrano fatte più per l’estetica che per una vera lista, comprende anche calzini da aggiustare e abiti da sistemare.
Georges Perec con “La vita istruzioni per l’uso”, costruisce un romanzo con oggetti catalogati, liste della spesa e spazi numerati, anche le sue liste sembrano più cataloghi estetici che liste di oggetti da comperare.
Pirandello in “Sei personaggi in cerca di autore” usa la tecnica della lista per far apparire i personaggi, come fossero mele e patate.
I suoi testi lavorano e funzionano come catalogo di possibilità umane. Con la tecnica dell’elenco smonta personalità e ruoli.
Dunque fate attenzione, le liste della spesa o dei propositi sono molto più importanti di quello che sembrano, e chi è avanti con gli anni tende a farne di più perché ricorda di meno, ma questo vuol dire lasciare in giro informazioni preziose.
La lista più interessante di tutte è senza dubbio quella di Michelangelo la scriveva per un suo servitore che non sapeva leggere e di fianco al nome dell’acquisto faceva un disegnino di modo che il servitore potesse capire.
Divertente e magnifico e il pensiero che Michelangelo scrivesse latte e uova diventa entusiasmante, lo riporta per un attimo ai nostri livelli: aringhe, pane, tortelli, finocchi, un quarto di vino buono, accanto a studi di anatomia e lista dei debiti, candele e formaggio: come non commuoversi? Pure lui aveva calzini e camicie da sistemare.

La lista della spesa illustrata di Michelangelo

Poi guardo le mie liste e i miei appunti e scarabocchi, chissà magari se li lascio in giro un giorno qualcuno potrebbe trasformarli in libri, anzi giusto per non perdere tempo perché non facciamo una raccolta di tutte le liste quotidiane degli iscritti alla newsletter, potremmo mettere insieme un trattato di sociologia dell’età grande nel 2026.
Ma fate molta attenzione a quello che scrivete “50 sfumature di grigio” ai posteri non farebbe fare bella figura, leggetelo pure ma nella lista scrivete un libro di James Hillman!!
Siamo nell’era dei social e dei fake,una piccola bugia per renderci più cool ci può stare.