La Cicala Parlante – Non ne uscirà nessuno vivo

La Cicala Parlante

NON NE USCIRÀ NESSUNO VIVO

Molti anni fa un film inglese “Il caro estinto” fece discutere nelle case poiché presentava un modo di vivere la morte un po’ come gli antichi Egiziani, con suppellettili e materiali preziosi come se il defunto potesse goderne. Come oggi sappiamo il cervello si plasma nell’abitudine, ciò che un tempo era considerato impossibile negli anni può diventare accettabile o normale. Se reiterato. Ebbene si, parliamo di morte. Il titolo non alludeva a un racconto di Edgar Allan Poe.
Nessuno ne vuole parlare ma è un errore. Tra i migliori pezzi del magnifico comico canadese Gad Elmaleh ne gira uno sui social riguardo a come si definisce la morte, mai: “è morto” ma invece “è andato” dove? Ci ha lasciati? Perché? “È mancato” in che senso? “È scomparso” dove? “È spirato” come mai? E via dicendo.
Sembrerebbe che dire “è morto” suoni troppo crudo. La morte è cruda. E dolorosa.
Ma oggi andare al funerale sembra più una festa che un raccoglimento, gente che arriva e approfitta per portarti il suo ultimo libro o il suo ultimo reel o qualunque sia la cosa che ha prodotto.
Oppure partono inviti vari: “allora ci vediamo sabato, dai che ci teniamo stretti.”
Ultimamente il fatto che mi ha lasciata più perplessa è che dopo il discorso fatto dai figli, mogli, mariti, zii, amici del cuore, gli astanti seduti nel banco battano le mani.
Come a uno spettacolo.
Già mi fa effetto che ancora lo facciano in qualche aereo ma a un funerale mi lascia ogni volta basita. Il mio cervello non si è ancora allineato abbastanza.
Ho visto recentemente un corto di una nuova regista, sceneggiatrice e giornalista: Alessia Bottone.
“La banda muta” di prossima distribuzione è il titolo del filmato vincitore del bando Nuovo IMAUE 2025, già menzione speciale ai Nastri D’argento, prodotto da Stefania Balduini.
Il cortometraggio ispirato al racconto di Gaetano Savatteri con anche immagini d’archivio dell’Istituto Luce è realizzato in due epoche differenti, commenta la regista: “La banda muta”, leggenda o realtà, mi ha aiutata a far emergere le diversità tra ieri e oggi ai funerali, tra il raccoglimento di un tempo e quella che ho e scoperto essere diventata l’attualità: la messa in mostra di se.
Molto bello, luce magica, immagini coinvolgenti, girato in una Chiesa durante un funerale e succede proprio questo, gente che parla troppo, che ride, che si passa oggetti. Certo il funerale è per i vivi ma un pensiero al defunto andrebbe fatto più attento. Invece è la corsa ai selfie anche con la bara, al discorso più applaudito, non si salva nemmeno il funerale laico in cui spesso chi parla, parla più di se stesso che del defunto o approfitta per fare politica.
Ci sono servizi funebri che offrono filmati sulla vita del defunto da posizionare sulla tomba e chiunque passi di lì e appoggi il telefono col suo QR code può scoprire gli altarini: non ci lasciano più morire, sparire, andarcene, lasciare.
Per non parlare dei social che continuano a farti gli auguri per il compleanno e gli amici non amici veri scrivono auguri!!!!
“Il caro estinto” è stato superato ampiamente.
In tutto questo marasma un servizio funebre di nome Taffo ha lanciato una campagna pubblicitaria
che lo rende ironico e simpatico, per quanto possa essere simpatico un servizio funebre: “Non è la fine del mondo. O forse si.”
“Mettiti il cuore in pace”, “L’ultimo selfie”, “non rimandare a domani”, “abbronzati finche sei tempo”, e la più bella sulle scale della metropolitana: “se sei qui vuol dire che sei vivo quindi è una bella giornata, goditela”. Un pò di “sense of humour” ci vuole.
Personalmente penso che oggi la cosa migliore sia farsi cremare e poi mettere le ceneri in questo nuovo vaso studiato da ormai diversi designer. Una nuova idea nata Paesi Bassi sensibili al design sostenibile, grazie alla Loop Biotech che con 40 designer olandesi ha creato urne biodegradabili a forma di vaso, progettate in modo da permettere alle ceneri del defunto di nutrire un alberello trasformando la morte in una rinascita ecologica.
L’urna si decompone i 45 giorni trasformandosi in nutrimento per la pianta. Alcuni nomi dei designer: Nienke Hoogvliet ha creato una serie di diversi colori, Tim van de Weerd ha firmato “Monstera”, un’altra serie di vasi tutti di forme diverse.
Il vaso ha sempre avuto nel passato e nella mitologia un profondo significato di contenimento atto a custodire qualcosa di prezioso.

Capsula Mundi di Raoul Breztel e Anna Citelli

Capsula Mundi invece è nata in Italia dai designer Raoul Bretzel e Anna Citelli, la prima capsula biodegradabile al mondo che trasforma le ceneri addirittura in un albero perché molto più grande.
La nuova soluzione sta prendendo piede in tutti i paesi e diversi designer si cimentano con questo innovativo progetto.
Trasformarsi in pianta è una buona evoluzione, si può stare su un terrazzo o in un giardino, al mare, in montagna o città, in un cortile e continui a vivere ma nel modo giusto.
Consiglio di cominciare a scegliere la vostra pianta preferita sperando di doverla abbracciare fra molti, molti anni… Dunque preparatevi, scrivete cosa volete al vostro funerale: primo tra tutti tagliare le mani a quelli che applaudono i discorsi e si scambiano oggetti.
Sarà l’ultima cosa che potrete provare a fare per tentare di migliorare il mondo.