La Cicala Parlante – L’Italia non è un paese per vecchi

La Cicala Parlante

L’ITALIA NON E’ UN PAESE PER VECCHI

Alcuni anni fa Sandro Parenzo, editore, produttore televisivo e sceneggiatore, insieme a Ugo Tognazzi, stese la sceneggiatura di un bellissimo film “I viaggiatori della sera”, interpretato da Tognazzi e Ornella Vanoni come attori principali, film recitato superbamente da entrambi.
La storia narrava di un ipotetico futuro in cui chi compiva 50 anni doveva lasciare lavoro, casa e affetti ed era obbligato ad andare, dopo una festa in cui poteva spinellare, bere e ascoltare la sua amata musica rock, in una residenza tipo “Club Med” e li, partecipare ogni sera ad una lotteria, i biglietti vincenti portavano a una crociera dalla quale nessun vincitore sarebbe tornato grazie a una bella iniezione.
Film di fantascienza? In realtà, in modo più sottile la nostra attuale società sta facendo proprio quello.
Anche se rispetto al film hanno dato 15 anni in più, mai abbastanza.
A 65 anni non puoi più avere un’assicurazione sulla vita, a 73 mammografia e Moc non sono più gratuite, vengono azzerate dal sistema sanitario eventuali agevolazioni, gli appuntamenti per visite, accertamenti, eventuali interventi stanno in lista d’attesa per mesi, a 75 ti tolgono l’assicurazione su malattie e infortuni anche se ce l’hai da 30 anni e magari ne hai usufruito pochissimo, qualcuno addirittura mai.
Dopo i 65 non puoi fare un mutuo, non puoi fare un leasing per l’auto, non puoi adottare un bambino, non puoi, anche se hai la patente da 50 anni, insegnare a guidare a un ragazzo/a col foglio rosa, non puoi andare come volontario in un ospedale.
Gli esami? Li puoi fare a pagamento, chi è economicamente solvente può sempre curarsi, a scapito dei propri soldi, gli altri no, lo stato e le assicurazioni non ne vogliono sapere. Troppi rischi.
Qualcuno muore prima? Pensioni in meno da pagare.
Non lo dice nessuno a voce alta ma è esattamente così, le lamentele fioccano da tutte le parti.
La pensione da cui politici di varia provenienza attingono per mille traffici diversi e tramite la quale uffici di prestiti propongono meraviglie non lontane dall’usura, sono soldi di proprietà di chi li ha guadagnati e versati col proprio lavoro e generalmente sono sempre troppo pochi rispetto a quello che è stato fatto.
La stessa cosa con i soldi devoluti all’assistenza sanitaria.
Dunque il nostro sistema prevede che noi accantoniamo un tot di soldi con il quale lo stato ci dovrebbe curare e assistere in vecchiaia, e non lo fa in modo adeguato, a meno che tu non vada in punto di morte al pronto soccorso, poi acquistiamo oggetti e immobili su cui paghiamo una tassa al momento dell’acquisto e poi una tassa sui nostri redditi annuali che li comprendono, se invece mettiamo i risparmi a lavorare in banca, paghiamo una tassa alla banca quando li vogliamo riprendere e anche sugli eventuali utili, quando decediamo i nostri eredi, su quello che resta, e su cui noi abbiamo pagato le tasse più volte, devono ripagare una tassa oppure rinunciare all’eredità.
Sembra una citazione del film con Benigni e Troisi “Non ci resta che piangere”: “Chi siete, quanti siete, dove andate, cosa portate? Un fiorino”.
In pratica, noi cittadini come animali da soma tenuti in buona salute, per poter guadagnare e versare. Dissanguati in vita e in morte.
Stato e agenzie assicurative a braccetto. Pensando poi a come si è allungata la vita, a come abbiamo lavorato per allungarla, la media del trapasso per gli uomini è 83 anni, per le donne 88, i centenari in salute sono sempre di più, questo meccanismo non può più funzionare.
Rapina sottile e silenziosa senza la mano armata.
Anni fa conobbi una signora con marito e due figli piccoli, ma senza nemmeno un nonno vivente. Andò in un’ospizio a cercare un vecchio signore che avesse voglia di recarsi a casa loro a cena, una sera la settimana, per dare la figura del nonno ai suoi bambini. Questa signora intelligente e amorevole dava importanza all’esperienza.
E intanto, oltre che dire: “speriamo che me la cavo ancora un po’”, si inventano progetti nuovi dato che molti altri sono impediti.
Questa mancanza di accettazione della vecchiaia si riversa su uomini e donne, le donne in più patiscono dalla società anche la segregazione mondana, diventando o trasparenti, prese in giro, abbandonate, non considerate, in molti casi anche ritenute fastidiose e malauguranti.

Ci vuole fermezza, intelligenza, consapevolezza e autostima per reagire, per non soccombere, per assaporare la dolcezza dell’età se in buona salute, per godere di tutte le nuove cose che la vita presenta, diverse ma nuove e piacevoli.
I boomer sono ancora in giro per il mondo come prima e possiedono doti incredibili di visioni laterali sul mondo.
Le nuove generazioni saranno probabilmente più povere ma ugualmente longeve.
Non è giusto, che il mondo occidentale abbandoni i vecchi sotto molte forme.
Nel film i due protagonisti, che avendo la stessa età erano partiti insieme, sono salvati da due giovani infermieri, che avrebbero dovuto tenerli prigionieri, ma rendendosi invece conto che un giorno sarebbe toccata a loro la stessa sorte, si ribellano e cambiano il mondo.
Il quale in questo momento è messo maluccio, passo dopo passo si può provare a fare qualcosa, cominciamo dall’Italia, modifichiamo lavori, tributi, articoli dei giornali, trasmissioni televisive, film, libri, favole, parole, in definitiva pensieri.
Cominciamo nel nostro piccolo, tra le persone o luoghi che frequentiamo.
Spazziamo i soliti cliché che nella realtà non esistono più e la società intera continua a perpetuare con le parole e di conseguenza dando un‘ immagine non consona.
Parlatene con i ragazzi, andate fuori dai licei, che facciano la loro rivoluzione, il sistema si può cambiare. Figli e nipoti, armateli di pensieri.
Tocca a loro, se non glielo facciamo capire noi, adesso, sono destinati a un mondo sempre più difficile, fuggiranno tutti a Dubai o in Svizzera o a Mawui, o in Giappone o in India dove i vecchi hanno un loro perché legato al business.
Alla fine è sempre questione di soldi, o ce ne sono troppi e si arriva agli sprechi o troppo pochi e si taglia. Cosi come in alcune famiglie si commettono errori nel far quadrare un bilancio, lo stato ha mani bucate o braccini corti a seconda di dove vuole o gli piace guardare.
Alla fine è questione di sfruttamento al posto dell’amore.
Per ristabilire un mondo sano per tutti bisognerebbe ricominciare dalle basi: il riciclo.
Negli anni 50 (era il dopoguerra va bene ), la gente rivoltava giacche e pantaloni, rammendava calze e gonne e duravano anni, e intanto ricostruiva, oggi si comprano e si buttano gli oggetti dopo tre mesi, prima della Babilonia senza senso di oggi, erano desiderati e attesi e usati con attenzione.
Questo non è un suggerimento a tornare indietro ma a usare bene quello che si ha senza creare sprechi e danni ecologici e soprattutto senza Amazon.
Tra le montagne dell’isola di Shikoku, in Giappone, si trova Kamikatsu, (il nome non granché, ne convengo) un piccolo comune che sta facendo da guida al Giappone come esempio di sostenibilità e risparmio.
Questo comune, che riceve visite da ogni parte del mondo e potrebbe col tempo essere riprodotto, nel maggio 2020 ha inaugurato il centro “Zero rifiuti”, dividendo i rifiuti in 45 differenti generi, ognuno riciclabile.
In più hanno costruito un centro di raccolta per 43 categorie, in cui scambiare gli oggetti di cui ci si vuole liberare.
Gli alberghi sono puliti e moderni, arredati con mobili riciclati, il centro raccoglie circa 5,5 quintali di oggetti ogni mese scambiati con altri.
Fino agli anni ‘90 il paese era un luogo per la combustione di rifiuti ,poi la decisione di cambiare e di “educare i cittadini di casa in casa”, come racconta la responsabile del progetto Orsuka Momona.

Nel 2001 hanno chiuso l’inceneritore, per le parti organiche, poi usate per i campi, ogni famiglia è stata dotata di compostiere elettriche partendo dal concetto che “separare crea risorse e unire crea rifiuti”, mentre il materiale sanitario, l’unico che non si può riciclare, è affidato a una compagnia di smaltimento.
I negozi di alimentari vendono anche la frutta e la verdura non bellissima come ci hanno abituato ma come una volta, magari con un bernoccolo o non perfettamente rotonda ma sana e buona. Non si butta via nulla, tutto è naturale, in natura esistono i difetti.
Negli anni avvengono cambiamenti epocali, questo lo definirei un cambiamento di ritorno alla cura e attenzione del mondo.
Anche se siamo in tanti e viziati, seguire questo esempio di cui i giapponesi sono maestri, comincerebbe a modificare gli atteggiamenti. Si devono solo cambiare usi e abitudini.
E comunque è la riprova che se ci si applica, una soluzione si trova.
E il nuovo corso potrebbe portare nuovi lavori, nuovi spazi anche per i senior.
Se da una parte i robot stanno togliendo diverse mansioni, nell’affrontare un mondo riciclato potrebbero sorgere nuove opportunità affascinanti. Fossero anche solo di controllo.
In fin dei conti controllare il lavoro degli altri è perfetto per gli “umarell”.
Da qualche parte bisogna cominciare a sbrogliare il filo della matassa.
Si può anche continuare a subire e borbottare, sdraiati su un divano davanti alla tivvù, o al proprio circolo qualunque esso sia.